Convegno annuale UNIONSOA “Sostegno alla ripresa: il coraggio di cambiare”

Atti del convegno (pdf)

Roma, 10 dicembre 2013. Si è appena concluso il convegno annuale promosso da Unionsoa, l’associazione nazionale che raggruppa le più importanti società organismi d’attestazione. Ad ospitare l’appuntamento – giunto alla V edizione – è stata la sede di Roma Eventi presso Fontana di Trevi.

Certezza del diritto, riduzione dei costi del sistema attraverso una diminuzione dei contenziosi, possibilità per le Soa di valutare le effettive capacità delle imprese, introduzione di requisiti e parametri più stringenti, finanziamento delle opere pubbliche e nuovi investimenti. Questi sono solo alcuni dei temi dibattuti quest’anno con l’obiettivo di individuare nuove strategie per la ripresa economica del sistema degli appalti pubblici in Italia.

Ad aprire i lavori è stato Gabriele Sabatosanti Scarpelli, presidente Unionsoa, che – dopo un’attenta analisi delle problematiche del mercato degli appalti - auspica: “Un passaggio da un sistema di regole che ingessano il mercato ad un sistema di responsabilità. Dunque più fiducia, maggior semplificazione, ma allo stesso tempo maggior rigore, al fine di poter rendere più snella la normativa vigente. Uno dei principali obiettivi che dobbiamo perseguire riguarda la riduzione dei costi, che deve essere prevalentemente orientata alla diminuzione dei contenziosi e dei tempi realizzativi. Oltre a ciò si aggiunge la necessità di riorganizzare in modo efficiente il sistema con tempi più certi e meno prolungati. Ad oggi nel mercato operano imprese incapaci di svolgere concretamente il proprio lavoro. E’ pertanto necessario investire in competenza, formazione e meritocrazia per costruire un sistema dinamico con tutti gli stakeholders e gli operatori del sistema.”

Maurizio Maresca, ordinario di diritto internazionale e comunitario: “Alcune riforme sono indispensabili perché il sistema delle opere pubbliche torni ad essere di utilità per il Paese. Anzitutto occorre costruire un quadro giuridico impostato sulla certezza del diritto e sul legittimo affidamento: è impresentabile sulla scena internazionale un Paese che, contro il diritto dell’Unione Europea, non paga i crediti non contestati delle imprese che hanno posto in essere lavori a favore del pubblico oppure che presenta un tasso così significativo di rischio legislativo e regolatorio. Senza incidere su questo tema sono inutili progetti di promozione degli investimenti in Italia mentre, anzi, aumenta la quota di disinvestimenti nel nostro Paese anche delle stesse imprese italiane. In secondo luogo occorre il rispetto delle regole di ingaggio: oggi evidenti sono i segnali di cedimento in un comparto, quello dei trasporti, fortemente riluttante al rispetto delle regole. In terzo luogo occorre un lavoro di rinnovamento delle procedure di progettazione e costruzione. Da una parte la semplificazione è indispensabile, ma dall’altra lo è ancora di più la rimozione dei norme a carattere esclusivamente formale che non consentono di traguardare i valori davvero tutelati. Da ultimo, in un momento di crisi e di gravissimo disagio sociale, occorre fare opere pubbliche che effettivamente servono ed avere il coraggio di rinviare quelle che non portano ad un comprovato aumento di Prodotto Interno Lordo. Il coinvolgimento nella progettazione e costruzione di centrali internazionali di traffico è la migliore garanzia del funzionamento del sistema. E a tal fine centrale è la finanza di progetto.”

Bernadette Veca, responsabile per la regolazione e i contratti pubblici del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti: “Ritengo che lo stimolo offerto dall’odierna occasione di confronto sia di particolare attualità e di straordinaria importanza: nel particolare momento economico, politico e sociale che caratterizza il nostro sistema paese, ciò che si richiede, in via prioritaria, è il coraggio di fare scelte anche drastiche, ma tese a promuovere un miglioramento effettivo, la semplificazione di regole e procedure, l’assunzione di precise responsabilità in merito alle scelte fatte. Questo è il vero imperativo categorico a cui, chiunque assuma una funzione pubblica, è chiamato inderogabilmente a rispondere nei confronti, non solo della propria coscienza individuale, ma della collettività tutta. Per aver posto l’accento su queste priorità, l’odierno seminario testimonia una particolare sensibilità nei confronti del tessuto socio-economico sotteso agli appalti pubblici e perciò merita piena condivisione e plauso.”

Claudio Rangone, esperto di diritto UE e di diritto comparato: “Occorre migliorare il processo di qualificazione senza disperdere il bagaglio di esperienza e professionalità. Insisto quindi nel modello di qualificazione preventivo obbligatorio operato tramite le SOA, sistema che nessuno dei paesi dell’Unione europea che ne è dotato intende abbandonare. Tale servizio può rappresentare un vantaggio competitivo per recuperare efficienza del procurement in un contesto di scarsità di risorse pubbliche e di crescente globalizzazione economica.”

Carla Tomasi, presidente F.IN.CO (Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni): “Come F.IN.CO sottolineiamo con forza che il tema della ripresa, dello sviluppo e del rilancio delle lavorazioni specialistiche viene gravemente deteriorato dall’entrata in vigore del DPR del 29 novembre che recepisce le indicazioni del Consiglio di Stato sopprimendo le norme del DPR 207/2010 (artt. 109, co. 2; 107, co. 2 e 85, co. 1, lett. b) n. 1 e 2). E’ inaccettabile il principio per il quale una impresa “generalista” possa realizzare qualunque tipo di opera. E’ dunque di estrema importanza una rapida iniziativa normativa che intervenga sul tema per tutelare la qualificazione delle imprese e l'esistenza stessa di numerose piccole e medie aziende del settore specialistico delle costruzioni. F.IN.CO propone un intervento normativo di rango primario di natura transitoria per un temporaneo ritorno alla normativa regolamentare previgente il DPR 207/2010 – o quanto ad essa di più analogo – nell’attesa di una più ampia ridefinizione del sistema di qualificazione basato sulla reale valorizzazione delle peculiarità che rendono le lavorazioni specialistiche e superspecialistiche.”

Paolo Buzzetti, presidente Ance: “Da questa crisi non è possibile uscire senza ridare all’edilizia il ruolo strategico di volano dell’economia” e aggiunge “per far questo sono necessarie misure che diano risposte alla domanda abitativa, infrastrutturale e di qualità urbana. Oggi più che mai occorre ridare forza e qualità al settore dei lavori pubblici, che storicamente rappresenta la chiave di volta per superare le crisi economiche e stimolare la crescita del Paese”.

Luciano Violante, presidente Italia Decide: “Noi come fondazione abbiamo avviato uno studio di ricerca sulle Soa. Su cosa intervenire? La prima questione è quella delle verifiche cartacee sui dati informativi che risultano deresponsabilizzanti. La carta prescinde quindi dal merito. In secondo luogo vi è la quantità e l’inadeguatezza delle stazioni appaltanti. Altro fatto è la pesantezza della regolazione. Oramai contiamo le leggi non più in numero di leggi ma in numero di commi. Qui c’è un dato: la legge dev’essere l’ultima ratio. Il problema è trovare uno spazio giusto di elasticità tra legge e atto amministrativo. Poi vi è il policentrismo anarchico, con organi dove ciascuno ha potere di veto ma nessuno ha potere di decisione. E ancora, la giuridicizzazione del sistema degli appalti perché a vincere gli appalti sono spesso le società con dei buoni avvocati e non con dei bravi ingegneri. Viene così a mancare la competititvità. E, infine, la corruzione. Vorrei capire quanto sia diminuita dopo tutte le leggi anti corruzione. Tra un anno vorrei fare una verifica sulla legge Severino. La corruzione si combatte semplificando.”

Alessandro Cattaneo, vice presidente Anci: “Per me è molto importante essere presente e portare la testimonianza di 8 mila comuni italiani che rappresentano - potenzialmente - anche 8 mila stazioni appaltanti. Si va dalle grandi aree metropolitane fino a raggiungere i comuni più piccoli rispetto ai quali ritengo sia necessario un percorso di riforma. Basti pensare che su 8 mila comuni italiani, 6 mila sono piccoli comuni e quindi è assolutamente indispensabile andare verso un accorpamento di essi. Seppur importanti per migliorare il Paese, nel settore delle Soa, i cambiamenti sono stati fin troppi e troppo complessi. Il primo elemento che ANCI chiede a tutti è “decidiamo delle regole e che fossero quelle per un tempo ragionevole.”

Sergio Santoro, presidente Avcp: “Secondo l’autorità la qualificazione al di fuori delle gare è un fatto positivo e garantisce che i soggetti che partecipano abbiano effettivamente i requisiti richiesti dal bando. Tale sistema è estensibile ai servizi, basta richiamare quel principio secondo cui le Soa emettono atti amministrativi. Le segnalazioni dell’Avcp sono tese a garantire che ci siano nel mercato operatori economici capaci. Auspico che un sistema informatizzato riesca pertanto a contenere le informazioni riguardanti una Soa. Tra le criticità ravvisate in questo sistema che ancora devono essere risolte vi è la grande questione di cessione o affitto di ramo d’azienda e dei certificati lavori privati.”

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